Lasciare gli ormeggi

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La morte è l’una o l’altra di due cose. O è un annullamento e i morti non hanno coscienza di nulla; o, come ci vien detto, è veramente un cambiamento, una migrazione dell’anima da un luogo ad un altro. (Socrate)

Non ci pensavo mai alla morte.

Credo sia normale, che sia così per tutti. Sebbene vita e morte siano facce della stessa medaglia, l’altra faccia, quella della morte, si tende a non pensarla mai.

A mia suocera non hanno detto nulla, lei non sa di che cosa sta morendo. Io la penso diversamente. Penso che sia giusto sapere, penso sia giusto, nel rispetto della vita e della morte, essere consapevoli dell’imminente distacco dalla vita terrena.

Dare alla propria vita la possibilità di “rinascere”, senza ombre e senza paure; lasciare gli ormeggi e fare pace con se stessi.

Come aprire finestre che sono state sempre chiuse, per orgoglio, per rabbia, per paura. Nè perdonare, nè nutrire rancore, semplicemente farsi spettatori appassionati della propria vita, non critici, non più.

Amarla per quella che è stata, per quello che si è dato, o non si è dato, per l’amore dato senza tornaconto e quello ricevuto come un’immagine riflessa, per il dolore subito,  ma anche per le gioie assaporate,

…ritrovarla poco prima di abbandonarla.

“Spuzzuliare”

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Uno degli errori che faccio, uno dei tanti, è quello di “spuzzuliare” ( mangiare un po’ di tutto!!) mentre cucino: il tortellino per vedere se è cotto, la carne per vedere se è ben condita, la “scarpetta” nel sugo, e via di questo passo. Alla fine, quando mi siedo a tavola, ho già assunto una buona dose di calorie senza averne avuto reale percezione. Per fare una dieta non si dovrebbe cucinare per il resto della famiglia… e neanche guardare la televisione. C’è un proliferare di trasmissioni dedicate alla cucina. Anche trasmissioni di cronaca adesso si sono ritagliate il loro angolo dedicato alla cucina: dalla Clerici con La prova del cuoco, ai I menù di Benedetta, Serena Autieri con Un pizzico di sale, Valeria Benatti con Kitchen in love. Sembra ormai che l’Italia sia continuamente ai fornelli.  A quanto  pare tutti cercano gratificazione, oppure vogliono consolarci con il cibo, viste le difficoltà che stiamo affrontando? Ci prendono per la gola!!

Si ingrassa solo a guardare!!!

Promemoria

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Sono sempre stato un sognatore ironico, infedele alle promesse segrete.   Ho sempre assaporato, come altro e straniero, la sconfitta dei miei vaneggiamenti, assistendo casualmente a ciò che credevo di essere. Non ho mai prestato fede alle mie convinzioni. Ho riempito le mie mani di sabbia,l’ho chiamata oro, e ho aperto le mani facendola scorrere via. La frase era stata l’unica verità. Una volta detta la frase, tutto era fatto,   il resto era la sabbia che era sempre stata. F.Pessoa

Non so a voi, ma a me capita spesso di fare mille cose durante la giornata ma di avere l’impressione di non aver fatto nulla.

Cucino, metto in ordine casa, leggo, stiro, prendo appunti, ma in maniera quasi automatica, senza prestare attenzione, così alla fine mi sembra di non aver portato a termine nulla.

Come quando studiavo all’Università mi faccio, da oggi, dei piccoli propositi. Niente di metafisico, cose assolutamente alla portata.

1) leggere e portare a termine entro la fine di febbraio : “Un filo d’olio” di Simonetta Agnello Hornby, “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi, “Noi due come un romanzo” di Paola Calvetti, “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, “Lettera al padre” di Franz Kafka, “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini, “Il giovane Holden” di J.D. Salinger, “La signora Dalloway” di Virginia Woolf, “La ruga sulla fronte” di Eugenio Scalfari;

2) fare una crostata; direte voi: che ci vuole??, non per me che sono negata anche con  budini confezionati!!

3) contare fino a dieci prima di parlare; importantissimo per me, quasi un esercizio di forza, che parlo di getto!

4) rivedere il romanzo (parolone!!) e dargli una stesura definitiva.

In questo modo, quasi elementare, mi fisso degli obiettivi. Un modo per riprendere, anzi no, per cominciare, ad avere fiducia in me stessa, per dare senso alle giornate e alla vita, nel suo sommarsi di giorni.

 Per essere grande,sii intero:non eccedere o non escludere nientedi te. Sii tutto in ogni cosa.Poni quanto sei nel minimo che fai. F.Pessoa

Tra le pieghe di un pensiero

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Quando con la mente, scavando nei labirinti della memoria, cerco qualcosa, qualche avvenimento particolare della mia infanzia, mi accorgo, con desolazione, di non trovare nulla di significativo. Tutto si è svolto apparentemente normale. Ognuno seguendo un proprio ruolo.

 E se l’infanzia segna le nostre vite, le scelte che poi faremo, mi  rendo conto che certe scelte erano ineluttabili. Non c’è stata identità nelle mie scelte, non c’è stato coraggio, non c’è stata “scelta”.

Quando si nasce donna, in un piccolo paese del sud, ognuno si aspetta poco, l’intelligenza non è contemplata tra le doti, l’orgoglio poi, figuriamoci, roba da puttane, i progetti sono già stati  disegnati dalla tradizione: ci si sposa e si avranno dei figli. Inevitabilmente si cresce con la mancanza di qualcosa, che sia la carezza della notte, che sia la parola di conforto, qualcosa che, come diceva Thomas Mann, ci faccia sentire “cittadini del mondo”. Invece così non è, ci si sente mendicanti per tutta la vita e si è sempre in uno stato di bisogno. Si paga un tributo alto e si fanno scelte che non sono scelte, che sono prive di personalità, sono vuote.

E’ come quando un nuotatore sbaglia il tuffo dalla pedana, certo può recuperare, con la sua forza può pareggiare la sua sbagliata partenza, ma sarà sempre una gara al recupero; certi dolori, frutto di mancanze e parole, non vanno via, e la gara della vita, quasi sempre, ne è compromessa.

 Ho cercato di patteggiare i dolori subiti con la creazione di qualcosa di diverso, volevo, in qualche modo, darmi una possibilità, ma quando le scelte che facciamo, sono frutto di rassegnazione, si corre il rischio di smettere di cercarla la vita.

Così, dispiegata come una vela di una barca in burrasca, mi appare la mia vita, con le sue rinunce, le sue solitudine, le sue scelte precarie.

Non è dolore quello che mi attraversa, ma consapevolezza.

Certo, non vivo come un vegetale, mi sono ritagliata spazi miei, attingo da tantissime cose, però, nel profondo del mio cuore, mi sento sempre come quel nuotatore che sbaglia il tuffo nella sua gara più importante.

Tutti in spiaggia!

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Nella vita scegliamo strade diverse, ma indipendentemente da dove andiamo, portiamo sempre un pezzettino dell’altro con noi.

Mi piacerebbe tanto incontrare tutte le persone conosciute nella mia vita: dalla vecchietta in treno, durante i miei viaggi di studio, agli amici  persi di vista, a quelli dell’Università, agli amori dimenticati, ma mai completamente.

Non so, forse è nostalgia degli anni che passano, e a volte passano senza che un filo li leghi tra loro, forse è solo voglia di fare bilanci, o paura della solitudine. Di preciso non saprei dirlo, però mi capita spesso di avere uno sguardo nostalgico, non tanto di un periodo, ma  di persone che ho conosciuto, che per una serie di cose non rivedrò più, di cui non ricordo bene neanche i nomi o il viso, ma ricordo l’empatia che sentivo e l’emozione ricevuta.

Incontrarli tutti sulla spiaggia del mio paese. Tutta la mia vita, fatta di gente incontrata per caso, o cercata, sulla spiaggia, per festeggiare.

Parole e gesti

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Mia madre è una bravissima cuoca,

appartiene a quel tipo di donna che, incapace di dimostrare affetto, porta nel piatto tutto il suo modo di fare, tutto l’amore per la famiglia.

La mia memoria è arricchita da profumi e colori che sono parte di quei ricordi che ogni tanto, all’improvviso, mi riportano emozioni sopite; come il pranzo della domenica, o le feste importanti, ma anche i giorni “normali”, quando la sera era una festa se a tavola trovavo la mozzarella in carrozza o le pizzette fritte.

Con piatti profumati è stato detto “vi voglio bene”!!

Io, invece, dico molto più spesso “vi voglio bene”, forse perché mi è mancato molto, ma in cucina sono meno elaborata. Infatti mio figlio, il grande, mangia spessissimo da mia madre, e posso capirlo!!!!!

Così stamattina, mentre fuori è molto freddo e la casa è ancora avvolta nel silenzio, ho preparato una colazione ai miei figli che credo non dimenticheranno più, almeno spero!!! Come potete vedere dalla foto ( che non è mia ma rubata da internet).

Un modo per unire parole e gesti…

buon fine settimana a voi tutti!!!

nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale…”
(Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”)

 

Chi di cultura ferisce…

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Sono stata sempre attratta dalle persone di “cultura”, quelle persone che da un testo, una citazione, una parola, sanno crescere e mettersi in discussione. Uno strumento magnifico per aprire la mente.

Ho attinto da chiunque per cercare di migliorarmi: da Nietzsche, da Freud, da Schopenhauer, da Platone e da Scalfari.

Ognuno mi è stato maestro e amico. Ogni lettura o studio che ho fatto è stato un incontro con la parte più vera e nobile di me, ma non per questo mi sento migliore, forse diversa, per certi tratti che, inevitabilmente, lo studio amplifica. Una maggiore apertura di cuore e di mente, una maggiore profondità di pensiero, spesso attraversata da profondo dolore.

Non sopporto chi di cultura ferisce, chi attraverso citazioni e belle parole alimenta il proprio smisurato ego. E ‘ una delusione enorme quando ti accorgi che la ricerca interiore, o la conoscenza, nella sua accezione più ampia, è solo una maschera per nascondere un Io ipocrita e smisurato.

Questa saccenza non mi piace. Amo la Conoscenza che mi permette di uscire dai miei limiti, che incide su me stessa, dandomi profondità e sensibilità di vedute, quella che, anche con dolore, mi fa essere migliore e sempre alla ricerca, perchè la “cultura” non è un limite ma una possibilità!

 

Monotonia

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Segue a un giorno monotono un nuovo giorno, monotono, immutabile.

Accadranno le stesse cose, accadranno di nuovo.

Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.
Un mese passa e un altro mese accompagna.

Ciò che viene si immagina senza calcoli strani: è l’ieri, con la nota noia stagna. E il domani non sembra più domani. C. Kavafis

 

Mi trascino, in giorni che sembrano tutti uguali, senza sorpese.

Mi sento stanca e con l’ansia che mi domina completamente.

Non è facile stare vicino a persone che il dolore, la morte prossima, non curva neanche un po’, anzi, direi che esaspera i lati più accentuati del carattere: egoismo, prepotenza, avidità!

E’ una violenza, che spesso faccio a me stessa, quando parlo e cerco di dire parole accorate.  Solo un pensiero mi consola: “lo faccio per me, perché sono diversa, perché sono capace di andare oltre”!

Ma oggi, forse perché sono stanca, trovare il senso di tutto questo mi viene difficile, quando sento monotonia di pensieri e di giorni tutti uguali.

 

 

Mai dare perle ai porci

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Ho dato tanto agli altri, non solo a chi legato a me da sentimenti e stima.

Ho dato affetto, sincerità, altruismo, parole scelte con cura, vestite ognuna delle aspettative dell’altro.

“La mano che riceve sta sempre sotto a quella che dà”, così si dice!!! Io la penso diversamente: le mani dovrebbero essere allo stesso livello, dare e avere dovrebbero incrociarsi. Nessuno dovrebbe sentire quel dislivello tra dare e avere.

Una cosa oggi mi appare chiara: “mai dare perle ai porci”.

Certe parole, certe azioni, certe disponibilità, non sono da tutti accolte, non sono percepite nel giusto modo, da qualcuno neanche percepite, per molti sono scontate.

Averlo capito prima!!!!!!!!

Alla ricerca di condivisione

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La solitudine è qualcosa che senti maggiormente durante le feste, quando tutti sembrano felici.

Non parlo di una solitudine fisica. Qualcuno con cui fare un brindisi si trova sempre. Parlo di qualcosa di più impalpabile. Una solitudine che mi caratterizza molto: è la mancanza di condivisione, il non riconoscersi nei pensieri degli altri, nella loro visione della vita.

Ieri sera mi sentivo sola, di questo tipo di solitudine. Sentivo dentro malesseri vari ma non sapevo con chi condividerli.

Così oggi, qui, in questo blog, vorrei colmare questa solitudine, con quelle tante solitudini che mi circondano, con chi ha scelto la qualità e non la quantità, l’onestà e non l’ipocrisia, l’essenza e non l’apparenza, per darmi misura di scelte fatte e ancora da fare.

Condividere con altri quello stato inquieto, e fare di una solitudine due solitudini che si incontrano.

Auguri!!!

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C’è un tempo per tutto.

Per dirsi quello che brucia dentro e un tempo per aspettare che il fuoco diventi cenere.

Un tempo per fare una guerra con se stessi e con il mondo e un tempo per fare la pace con se stessi e con il mondo.

Un tempo per parlare e un tempo per fare silenzio.

Un tempo per decidere della propria vita o per aspettare che la vita decida per te.

Un tempo fatto di attese, un tempo che è azione.

C’è un tempo di solitudine e un tempo di abbracci e di amici.

C’è un tempo per perdersi e un tempo per ritrovarsi… e “c’era un tempo sognato che bisognava sognare” …

ciò che conta, e che mi auguro per voi e per me,  di essere sempre padroni del proprio tempo!

auguri a tutti gli amici di questo blog!

Il mare: “nemico, amico, amante”

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dal terrazzo di sabby

L’inverno è arrivato prepotentemente, con questo mare che sprigiona i suoi profumi, con questa sua forza dirompente. E’ arrivato smuovendo questi giorni tiepidi appena tracorsi.

Ci sovrasta oggi questo mare, le onde  infrangendosi sulla scogliera, sprigionano un profumo intenso, gli schizzi arrivano sullo spiazzale sotto casa.

Cambia scenario, e cambia atmosfera, se il mare lo si guarda con gli occhi dei tanti pescatori di questo borgo.

Gli occhi scrutano l’orizzonte, le barche sono state attraccate con maggior cura, in un attesa fatta di silenzi, tipici della gente di mare, e in questa attesa, di pensieri concreti, di vita vissuta in mare,  si aspetta che la tempesta diventi bonaccia, in questa battaglia impari con l’amato mare, che oggi veste i panni del nemico, lasciando che l’amaro di queste ore diventi un respiro più lieve, per rifare pace con il fratello di sempre.

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima Nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore Si distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia. Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti! E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli Vi combattete senza pietà né rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili! Charles Baudelaire, 1857

Regali, compromessi e responsabilità

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Un compagno di scuola di mio figlio, per il suo compleanno, ha ricevuto un iPhone 4.

Per me questo è esagerato, non solo perché non navigo nell’oro, ma trovo eccessivo un regalo simile, un bambino di nove anni poi, figuriamoci, e quando avrà diciotto anni??

Non voglio fare la moralista ma il rischio che si corre è quello di misurare tutto, affetti compresi, nelle cose materiali: io ho questo, io valgo!

Il discorso che faccio con mio figlio è completamente diverso, anche se le sue richieste sono in quella direzione, ma cerco di non farmi “comprare” e di non “comprare” lui. Sicuramente avrà un regalo tecnologico ma misurato alla sua età e, soprattutto, alle nostre esigenze. Lui deve capire che le cose non si ottengono subito e che non sempre è possibile ottenere tutto ciò che si vuole. Cercare un compromesso, questo sì!

C’è davvero un modo di fare frettoloso con i propri figli che stride anche con i tempi duri che stiamo vivendo.

Chissà che questa crisi non sia capitata per farci ridimensionare un po’ ??

Tempo di bilanci

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E’ tempo questo di bilanci e progetti, di ritrovarsi in quello che è stato o che dovrà ancora venire.

E’ stato un anno difficile, di quelli che lasciano il segno, di quelli che determinano una  svolta.

In compenso però ne ho tratto tanto. In questi mesi difficili mi sono conosciuta come mai prima.

Un bilancio abbastanza positivo quest’anno!

In termini di prospettive so che su di me devo ancora lavorare un po’.

Qualcosa di me non mi piace e mi destabilizza molto, la gelosia per esempio! Non quella verso mio marito ma quella che nasce nelle relazioni con gli altri, che mi fa sentire sempre in “competizione”, come se dovessi sempre dimostrare qualcosa ma allo stesso tempo non sentirsene all’altezza, ma stranamente, un sentirsi unica e insostituibile e non saper accettare invece che così non è.

Su questa cosa vorrei lavorare. Aprirmi agli altri con pù dolce respiro e partecipazione.

Agire per quelli che sono i miei comandamenti, senza lasciarmi influenzare.

Io, alla mia maniera, dando il meglio di me, non per primeggiare ma per dare senso e spessore ai miei giorni.

Chi l’avrebbe mai detto!!!!!

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Non sono stata mai un tipo di donna da abbigliamento succinto. Niente scollature vertiginose, niente minigonne e niente trasparenze.

Da ragazzina mio padre mi proibiva le minigonne e da giovane donna avevo troppi complessi per vestirmi in un certo modo. Poi sono ingrassata e mi sono vestita adeguata alla mia taglia.

Mai, e dico mai, avrei pensato di indossare, a quarant’anni e con cinque – sei chili in più, (posizionati male :-(   ) i leggings, questa sorta di calzamaglia che ultimamente è di gran moda.

Eppure….stamattina ho indossato questi leggings neri, con un maglione lungo nero e un bel cinturone.

Ora, potere del nero e anche del cinturone, che nasconde bene, mi sentivo perfettamente a mio agio.

Morale della storia??? Mai dire mai!!!!

 

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