Controlli e preoccupazioni

Il mese scorso sono andata in ospedale per una mammografia di controllo.

Sono andata tranquilla e sono tornata a casa sempre tranquilla. Poi sono andata dal mio medico curante per fargli leggere l’esito e, guardando le lastre, ha detto che non gli piacevano ( e figurati a me!) e vuole che faccia una nuova visita: un’ecografia al seno. Pare ci sia un nodulo che, a quanto dice il medico, potrebbe non essere importante ( forse una cisti). “Stai tranquilla” mi ha detto. Mica facile!!

La semplicità.

Ho appena finito di leggere “Il padre infedele” di Antonio Scurati. Non posso dire che non mi sia piaciuto, perché la storia è la storia di chiunque, ma lo stile non è per chiunque: troppo ricercato. Ti mette alla prova e quando hai finito di leggerlo pensi di non aver superato la prova, perché hai l’impressione di esserti perso nello stile sapiente e a volte pomposo. Mentre leggevo pensavo al mio amico Guido che, ogni tanto, mi accusa di scrivere in maniera barocca e “in spregio alla semplicità”. Che poi a rifletterci, non è solo nella scrittura il valore della semplicità, ma nella vita in genere: le cose semplici sono sempre le più belle. Da come ti vesti, a come parli, a come pensi, a come mangi. La ricercatezza a volte è finzione, la semplicità, spesso, è verità.

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Sul Festival…

Sul Festival di Sanremo se ne dicono tante: troppo lungo, troppo noioso, antiquato, ecc…

Però, ogni tanto, si sente anche qualcosa di buono. Di questa edizione, condotta con garbo da Carlo Conti, mi è piaciuta molto la cover di Nek “Se telefonando”.

Una bellissima interpretazione.

L’affetto vola sulle ali di un’ aquila.

Che il blog sia una grande vetrina ormai lo sappiamo tutti, ma di quanto crei condivisione e amicizia vera questo lo sanno in pochi. E non c’è bisogno di vedersi o di conoscersi per provare dolore o gioia per un altro blogger. C’è nella tua vita, comunque. C’è, perché ti accade di pensarlo, soprattutto quando sai che sta attraversando un brutto periodo, e non puoi fare nulla, solo scrivere. Puoi solo stargli vicino scrivendo.

Ti voglio bene.

Lunatica…

Sono così: lunatica, e non ci posso fare nulla. Alterno, con la velocità della luce, euforie a grandi malinconie. Sprofondo nella malinconia nel giro di un attimo, senza motivo. Mi innalzo a grandi entusiasmi, senza motivo, in un batter di ciglia. Ma che palle però! Non so mai come mi sveglierò e come andrò a dormire. Però quando sono nella fase euforica sono stupenda: come ballare senza muoversi, sentire dentro un ritmo che ti adrenalizza (si può dire?) l’anima. Vorresti fare, e forse fai, tutto. Sensazione meravigliosa!

Confessioni…in gran segreto.

Il sesso, tra me e mio marito, non è stato mai un problema. La prima volta che lo vidi mi trasmise “pensieri disinibiti”. Vai a capire perché poi?! Disinibiti non lo siamo stati mai, ma abbiamo affinato una certa complicità. Quando, come l’altra sera, non senti quel brivido lungo il corpo ma solo il peso del suo corpo si accende un pensiero: che ci sta succedendo? Che mi sta succedendo? Perché non vedo l’ora che finisca? Succede, qualche volta succede a tutti, vero?

Però, nonostante questa consapevolezza di universalità, la cosa mi ha turbata. Non ero solo io, era anche lui in difficoltà.

Poi ho pensato alla mi biancheria intima, al fisico non più agile e scattante, sarà questo? Non c’è fantasia, mistero…allora che fare? Noi siamo quei due di sempre, mica possiamo far finta di essere altro?

Tutto scorre

πάντα ῥεῖ (panta rhei) scriveva Eraclito: “Non possiamo bagnarci due volte nella stessa acqua”. Tutto è in divenire. Bello vero? Eppure, per quanto eccitante possa sembrare il perenne divenire, ho capito, con lucidità a dir poco crudele, che di questo divenire non sono molto contenta. Non sono gli anni che passano a darmi fastidio, ma la poca consapevolezza che ho avuto dello splendore degli anni scivolati via. Penso ai mie vent’anni. Ma perché nessuno mi ha detto allora che stavo vivendo un’età meravigliosa? Ora mi manca! E la mia insofferenza, ormai cronica, è dovuta a questo vuoto, a questa mancanza. Una parte di me è ferma lì. Vuole ancora quelle emozioni, quell’adrenalina, quel tipo di vita, che io non ho vissuto, o meglio, ho vissuto in minima parte.

E’ come se chiedessi a me stessa un risarcimento.

Tutto scorre, e noi non possiamo trattenere nulla, però che peccato non rendersi conto,  a volte, che certi momenti, certe fasi della vita, sono la struttura portante di tutto quello che viene dopo. Io ora ho quel vuoto e tutto oscilla perché manca qualcosa.